L’allevamento

Per millenni gli animali hanno assicurato la sopravvivenza dell’uomo garantendo cibo, pelli e pellicce e fornendo una risorsa energetica importantissima. Le prime zone interessate all'allevamento furono le stesse che videro la nascita dell’agricoltura. Con l’evolversi della civiltà, gli animali da allevamento divennero importanti fornitori di materie prime per attività industriali e artigianali e furono utilizzati per le attività nei campi, il trasporto delle merci e delle persone, fino all'invenzione del motore a scoppio

L’allevamento di bovini, ovini e caprini, inizialmente condotto con ritmi più naturali, registrò nella prima metà del Novecento una rapida crescita. I nuovi metodi di allevamento in spazi sovraffollati e l’uso di mangimi chimici portarono ad una produzione intensiva determinando una costante riduzione del prezzo della carne e dei prodotti caseari, entrati ormai, almeno in Occidente, a far parte della dieta quotidiana di un’ampia fetta di popolazione.

Rispetto all'allevamento intensivo, che ha caratterizzato gli ultimi decenni e che comporta l’impiego di notevoli quantità di energia e materie prime, oggi si sta affermando una nuova sensibilità che cerca di riportare la produzione ai ritmi della natura puntando su allevamenti più naturali, sui pascoli e sulle stalle.

L’insieme degli animali allevati nelle aziende agrarie è costituito quasi esclusivamente da animali appartenenti alle classi dei mammiferi e degli uccelli, e si può distinguere in bestiame grosso (bovini, equini ecc.), bestiame minuto (ovini, caprini, suini) e bestiame da cortile (conigli, volatili ecc.).

I BOVINI comprendono numerose razze tra le quali in Italia si distinguono quelle con attitudine prevalentemente alla produzione di carne e lavoro (Romagnola, Chianina, Marchigiana, Maremmana), quelle con attitudine alla produzione di latte e carne (Frisona Italiana, Bruno-alpina, Valdostana) e quelle a triplice attitudine latte, carne e lavoro (Piemontese, Reggiana).

 

 

Gli OVINI forniscono lana, latte e carne; i CAPRINI forniscono essenzialmente latte e carne.

 

 

 

 

I SUINI sono allevati in base a tre tipologie produttive: il suino leggero o “magro”, il suino medio pesante e il suino pesante da salumificio. Le principali razze allevate in Italia sono: Large white, Landrace italiano, Mora romagnola, Casertana, Cinta senese.

 

 

 

Gli EQUINI sono utilizzati principalmente per la produzione di lavoro, anche se non è trascurabile il valore della produzione di carne ottenuta da giovani soggetti; l’asino è adatto soprattutto per il tiro leggero e la soma; il mulo è particolarmente idoneo per i trasporti in montagna.

 

Il coniglio è allevato per la produzione della carne (razza gigante di Fiandra, razza belga) o anche per la produzione della pelliccia (razza fulva di Borgogna, razza blu di Vienna, coniglio argentato, cincillà) e del pelo (razza angora).

 Dalle oche, dalle anatre e dai tacchini si ottengono carne e piume. Per quanto riguarda il POLLAME, sono andate sempre più differenziandosi razze per la produzione di uova (livornese, Valdarno, Wjandotte) e razze per la produzione di carne, allevate con sistemi intensivi.

 

L’ACQUACOLTURA è l’allevamento dei pesci, crostacei, molluschi e altri organismi acquatici, come ad esempio alghe e rane. L’allevamento viene realizzato sia in impianti a terra di acqua dolce o salmastra, sia in impianti di mare. Le principali tipologie di acquacoltura sono l’ittiocoltura o la pescicultura, la crostaceicoltura e la molluschicoltura, a sua volta divisa in venericoltura (vongole) e mitilicoltura (cozze e ostriche). Per l’Emilia-Romagna riveste particolare importanza la vallicoltura, ovvero l’allevamento dei pesci, crostacei e molluschi nelle valli naturali del Delta del Po.

L’APICOLTURA, in Emilia-Romagna in particolare, è da sempre praticata e proprio qui, tra fine ‘800 e inizio ‘900, furono gettate le basi per l’apicoltura moderna. Non è un caso, quindi, che a Bologna si trovi l’Istituto nazionale di apicultura, sede del museo dedicato a questo prezioso alimento. I mieli dell’Emilia-Romagna sono prodotti in 2 grandi areali: la pianura padana, caratterizzata dalle fioriture di leguminose, prima fra tutte l’erba medica, e la fascia appenninica, ricca di  piante nettarifere, tra cui primeggiano lupinella, sulla, castagno, rovo, pruno selvatico e, più in alto, mirtillo e erica.

 

Il CRA-API è lente di riferimento italiano per la ricerca in apicoltura e bachicoltura. Nasce dall'accorpamento tra l’Istituto nazione di apicoltura (INA) e la sezione di bachicoltura dell’Istituto sperimentale per la zoologia agraria (Isza). Lavora in sinergia con i principali gruppi di lavoro internazionali nel campo della ricerca in apicoltura e bachicoltura. I CRA-API si occupa di conservazione e valorizzazione della biodiversità dell’ape e di altri insetti pronubi, del baco da seta, del gelso e dell’allevamento ed utilizzazione di invertebrati, con attività prevalenti nei settori della biologia, genetica, ecologia di questi organismi per ottenere prodotti di qualità e innovativi, anche applicando tecniche di analisi e di conservazione che ne contrastino l’adulterazione. 

La BACHICOLTURA fu introdotta in Europa nel VI sec. d.C., prima in Grecia e poi in Sicilia, ma sono dopo si sviluppò in tutta l’Italia e in particolar modo nel Veneto e nella pianura padana, dove il gelso, pianta di cui si cibano i bachi, crescevano bene, portando l’Italia al primo posto tra i paesi sericoli del mondo. In pianura padana la coltivazione di gelso e la produzione dei bachi da seta era molto intensa in quanto da parte delle manifatture bolognesi c’era una grande richiesta di filato. Ad oggi la bachicoltura è quasi scomparsa a causa dell’introduzione della seta sintetica, ma in alcune zone c’è la volontà di rilanciare questa pratica produttiva.

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